Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/356

Da Wikisource.
346 daniele cortis

sospetti non di noi, ma del Governo. Già Boglietti lo deve aver aiutato a questo. Lo vuoi sapere, dunque, quanto mi costi?

«No, zio, ti prego» rispose Elena, alzandosi.

«Dove vai, adesso?» le chiese Lao.

«Ho caldo» diss’ella.

Uscì, per la porta vicina, nel giardino.

Là, in occidente, i grandi pianeti fiammeggiavano nel cielo sopra le montagne nere, come la notte ch’ella li aveva guardati dal finestrino del vagone, viaggiando verso Roma e immaginando il mare, la lontana Sicilia: sinistre luci nella loro fissità splendente al disopra delle ombre tutte piene di fragor d’acqua e di vento. Elena si trattenne un poco a guardarle, appoggiata allo stipite della porta. Poi scivolò via rapidamente a sinistra, girò il canto della casa e venne a fermarsi davanti alla finestra della stanza del piano. Cortis vi si affacciò subito.

«Vai a Roma, sai» diss’ella. «Torni alla Camera.

Egli non rispose.

«Per amor mio» sussurrò Elena senza guardarlo. «Se fossimo uniti andresti» soggiunse. «Lo vorrei.

«Tu vorresti solo quello ch’è bene, amica mia» diss’egli sorridendo. «E se non mi paresse bene non ti ascolterei.

«Sicuro, ma questo è bene.

«Non lo so; a ogni modo, sarebbe per le elezioni generali. Adesso non so se mi converrebbe di tornare alla Camera.

Pensò un poco e quindi proseguì abbassando la voce:

«Però è vero, se fossimo uniti, mi sarebbe più facile di ritornare. Un altro sognerebbe di fermarsi