Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/389

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come gli astri e le palme 379


Anche la voce sua tremava un poco. Elena scosse il capo in silenzio; egli le posò le labbra sulla fronte e disse piano piano, rialzandole:

«Prega.

Ella si coperse il viso con le mani.

«Lo sai» riprese «che non ho mai potuto pregare come te.

«Prega ora» rispose Cortis.

Elena tacque, poi gli gittò di slancio le braccia al collo, gli posò la fronte sul petto.

«E tu» diss’ella palpitante «credi proprio di cuore a quello cui vorresti far credere anche a me?

«Sì» rispos’egli tranquillamente, «vi credo di cuore.

«E se credo per amor tuo» proseguì Elena, «merito che il Signore accetti una fede così?

«Ma sì, ma sì!

Elena staccò le braccia dal collo di lui, alzò il viso e disse soavemente:

«Pregherò, sai. Sei contento?

Vi fu un silenzio solenne. Elena guardava sorridendo l’amico suo che non le poteva rispondere per l’emozione. Tacevano e tremavano sentendo il Padre loro dentro a sè nell’ardor dello spirito, sopra di sè nello scintillar delle stelle gloriose.

«Bisogna entrare, adesso» disse Elena. «Domattina alle sei. Addio.

Attraversò in fretta la sala e scomparve per lo scalone, mentre Cortis andava a farsi vedere nella stanza del piano dove si giuocava, si chiacchierava, si rideva. Egli vi si trattenne alquanto e poi si avviò agli abeti. Là, appoggiato al vecchio abete dai rami cadenti, richiamò avidamente le parole «pregherò,