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«Lei non si sente bene?» diss’egli a un tratto. «Lei ha mal di capo?

Elena aperse gli occhi, rispose sgomentata:

«Sì, sì, mal di capo.

Clenezzi voleva avvertire il cocchiere, tornare indietro. Ella gli afferrò un braccio.

«No!» disse. «La prego.

Richiuse gli occhi, non voleva che pensare in silenzio a lui. Pochi minuti ancora e gli darebbe l’ultimo saluto. Come correvano i cavalli! Riaperse gli occhi. Dio, come correvano! Avrebbe voluto che quel mezzo miglio di strada fosse eterno.

Alla salita di San Giorgio il cocchiere mise i cavalli al passo. Poco dopo si voltò a dire:

«C’è il signor Daniele.

E fermò i cavalli.

«Guardate un po’!» esclamò il senatore. «Come sono mai contento di salutarlo!

Cortis venne allo sportello di destra. Era pallido, contraffatto. Nè lui nè Elena articolarono sillaba.

«Caro Cortis» disse il senatore un po’ sorpreso, «se permettete.

E gli porse la mano. Cortis la strinse senza parlare.

«Venite anche voi in città?» riprese il senatore. «Mi pare che ci pensiate. Andiamo?

Elena fece un cenno negativo, impercettibile. Troppo forte cimento! Si erano accordati, la sera prima, di non affrontarlo. Ah, sarebbe stato meglio, forse, non rivedersi neppure adesso, partire senza l’ultimo addio.

Parve a Clenezzi che Cortis esitasse.

«Coraggio!» diss’egli.