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le idee di daniele cortis 35

porta brillava illuminata. Grigiolo si decise a salire, scotendo il capo, non potendosi dar pace che a quell’ora, con quel tempo, senza luna (pazienza con la luna!) si avesse l’idea di cacciarsi nei così detti giardini, che son poi boschi, per il puro gusto di rompersi il naso a un tronco, perchè altro no!

Entrò in casa. Una lucerna colossale ardeva in faccia alla porta sopra una tavola greggia, illuminando, dal pavimento alle nere travi enormi, la sala con le sue quattro porte laterali accigliate, con il suo disordine di carte e di libri ammucchiati alla rinfusa sulla tavola, sparsi sul canapè e sulle sedie, con le due aquile piantate ad ali aperte negli angoli opposti all’entrata. Fra questi due angoli, la gran porta che mette al giardino francese era aperta. Grigiolo vi si affacciò. Aveva sul viso il Passo Grande, tutto nero; a destra, in alto, le vette del bosco denso che sale il monte, scende nella valle, copre dorsi e valloni, ruscelli e laghetti con l’orrore delle sue ombre.

Il meraviglioso getto d’acqua del giardino parlava, invisibile, nella notte.

«Santo cielo!» esclamò il dottor Grigiolo, tornando in sala per buttarsi sopra uno stretto canapè incomodo. «Se non sono matti non li vogliamo. E stimo che li facciamo deputati!

Guardava la gran lucerna là in mezzo alla sala con il fastidioso pensiero che bisognava aspettar lì chi sa quanto, poi dire chi sa che, poi fare un miglio a piedi prima di toccare il suo letto morbido di villa Carrè.

La ferma luce indifferente della lucerna gli faceva rabbia.

Un cane enorme entrò di trotto dalla porta della facciata, con la coda in aria.