Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/46

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36 daniele cortis


«Eccomi» disse la voce squillante di Daniele Cortis. «Saturno, qua!

Il cane gli corse alle gambe ed egli si voltò per dire a qualcuno che era rimasto di fuori:

«Il caffè.

«Come va?» diss’egli poi, stendendo la mano a Grigiolo. «Lei è esatto come gli astri.

Il giovane s’inchinò sorridendo. Si aspettava delle scuse e stava già per dire: «niente, si figuri», ma Cortis non gli fece scuse, entrò di schianto nell’argomento.

«Lei vuole dunque» diss’egli «che parliamo di questa elezione. Si accomodi, la prego. Non guardi se io sto in piedi, perchè sono nervoso e ho bisogno di muovermi; si accomodi. Ecco, vede: io non amerei di parlare nel seno dell’Associazione Costituzionale; ma qui in mezzo ai boschi, in una casa vuota, io parlerò volentieri, molto chiaro.

Era nervoso davvero. Andava e veniva con le mani in tasca e il cane alle gambe, davanti a Grigiolo seduto nell’attitudine più rispettosa possibile, con tanto d’occhi sbarrati. Quando si fermava, tutti i muscoli delle sue braccia e delle gambe aperte vibravano.

«Sa» diss’egli «io sono molto grato a loro signori del loro appoggio. Loro mi appoggiano perchè le mie aderenze personali sono moderate, e perchè, sinora, la mia scarsa azione pubblica non ha potuto autorizzare alcuno a credermi amico del Ministero che la Provvidenza ha sputato sull’Italia.

Si fermò un momento, guardò Grigiolo con un acuto riso sarcastico negli occhi.

«Ma io non sono un moderato» diss’egli.

«Neanche!» esclamò Grigiolo, candidamente.