Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/55

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

le idee di daniele cortis 45


L’altro lo interruppe. «Vengo un tratto anch’io» diss’egli pigliandogli il braccio e traendolo giù per gli scalini senza dargli il tempo di schermirsi.

«Lei mi crede un conservatore?

«Ma, dico, non so, in un certo senso mi pare.

«E lo dirà a’ suoi amici, naturalmente; dirà, non è vero, che io sono un fungo di questo nuovo genere. Bene, dica a’ suoi amici, che aspettino a giudicarmi.

Tacque un momento, aperse la bocca con impeto, poi si contenne e ripetè solo:

«Che aspettino.

Fece ancora due passi e si fermò di schianto:

«Santo Dio» diss’egli «questa Italia, che non abbia più niente da insegnare al mondo? La Provvidenza l’avrà risuscitata dai morti per fare della cattiva democrazia e della cattiva letteratura che si freghino insieme?

«Non ne parliamo» rispose Grigiolo.

«Crede Lei» continuò Cortis «che se la fosse così, mi passerebbe per il capo di cercare la deputazione? Se conoscesse lo stato dell’animo mio non lo crederebbe. Dica pure a’ suoi amici che mi si potrà trovare nelle file d’un partito conservatore, ma che io sono una forza motrice. Addio.

Fe’ un rapido gesto di saluto e, voltate le spalle, disparve nella notte. Grigiolo rimase lì, pietrificato, finchè Saturno, ch’era corso avanti, gli tempestò via furiosamente a fianco. Un lampo lo mostrò da lontano, presso al suo padrone.

«Per conto mio» pensò Grigiolo «facciamolo pure, ma è matto.