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Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/91

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per lui, per lui! 81


«Buon viaggio!» urlò Grigiolo a squarciagola. Elena scattò su a raccogliersi quell’ultima visione nel cuore.

«Quello è matto» disse il barone.

Rientrata ogni cosa nel buio, non si udì che il fragor del Rovese, misto al trotto eguale dei cavalli. I Perlotti si provaron bene, sulle prime, di chiacchierare, ma nessun discorso attecchiva, e finirono con addormentarsi tutt’e due. Ci son tre buone ore da Passo di Rovese alla città dove i Di Santa Giulia dovean prendere il treno di Roma.

Il barone non dormiva nè parlava. Avviluppato in uno scialle di sua moglie, vi masticava dentro ogni tanto un pezzo di soliloquio sull’umido infame della notte, sui cavalli gottosi della contessa Tarquinia. Elena, rincantucciata in fondo al legno, muta, teneva gli occhi fissi sulla strada.

Alla stazione i Perlotti ripresero la loro borsa e vollero poi trattenersi fino alla partenza d’Elena per poter scrivere a sua madre, l’indomani, che l’avevan proprio accompagnata fino al treno. Mentre Di Santa Giulia si occupava dei bagagli, il domestico di casa Carrè, ch’era venuto a cassetta col cocchiere, consegnò ad Elena una lettera da parte del conte Lao.

Ella vide ch’era diretta a lei e la ripose subito, soggiungendo:

«Va bene.

Dopo un quarto d’ora giunse il treno con molta gente. Di Santa Giulia fece tanto suonare i suoi titoli parlamentari che s’attaccò un’altra carrozza di prima classe perchè l’onorevole senatore potesse trovarsi solo con la sua signora.

«Oh» diss’egli buttandosi a giacere sul sedile, con