Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/61

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La scuola d’Antonio de’ Mazzinghi era bene la più celebrata di que’ dì in Firenze, ma non era la sola. I suoi colleghi, da lui ripresi di loro poca scienza, sperarono forse che la sua morte fruttar dovesse onore e concorso alle scuole loro. Ma si trovarono ingannati nelle loro speranze. Fra i discepoli di lui v’era un giovinetto, di nome Giovanni, figliuolo d’un muratore, che pe’ conforti degli amici si risolvette di continuare la scuola del suo morto maestro. Ma giovi narrare il fatto colle ingenue e semplici parole di quel buon antico che ne fece il racconto. Se la cognizione di tali casi non importa nulla alla storia della scienza, vale per altro ad onesta ricreazione dello studioso lettore. Ecco ciò ch’egli narra. «Maestro Giovanni di Bartolo incominciò a insegnare circa 1390, e, così come il suo maestro morì giovane, ancora lui giovane cominciò in questo modo. Morto il suo maestro Antonio, persuaso ed ajutato da certi amici di M.o Antonio, ed ancora da’ suoi,




Fiorì nel 1410. Questo fu quello che dette l’avvertimento a’ Fiorentini, ed egli fe collocare su la ringhiera del Palazzo della Signoria il Lione impresa della nostra città, la cui testa guarda Milano. Onde ebber quest’ubbia molti creduti, che molto giovasse alla nostra città contro la possanza de’ Visconti allora nemici de’ Fiorentini, ed alla nostra Repubblica formidabili. Ma io dubito assaissimo, che questo Paolo del Garbo non sia nato che nella fantasia del Cinelli, e di altri scrittori. I versi del Verino possono assai bene applicarsi a Paolo Toscanelli di cui a suo luogo dirassi. Ragione di dubitare mi somministra la mancanza d’ogni documento sopra questo Paolo. Nell’albero della famiglia del Garbo non trovasi alcun Paolo. Ma lascio esaminar questo articolo alle persone, che avranno più agio di me di poterlo fare."
     Ximenes, Introd. al Gnom. fior. part. ii pag. lxxi §. 10