Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/62

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benchè di 19 anni fusse, gli feciono aprire la medesima scuola, e favoreggiandolo quant’era possibile, e per sua giovanezza poco dagli altri che ’nsegnavano conosciuto, e benchè dottissimo e copioso di libri fusse, chè gli erano rimasti quegli del detto M.o Antonio, la invidia che negli artefici d’un’arte regna, e massime infra quelli che insegnano al presente, in fra loro esaminato in che modo si potesse levarlo di quella voluntà, presono questa via. Conciossia cosa che per la sua età non fusse possibile che egli potesse sapere, ragunarono ciascuno nella loro scuola alcuni buoni ragionierj, e fu nella scuola di M.o Michele 1, circa a 25 di varie materie, e nella scuola di M.o Luca circa altrettante (benchè M.o Luca poco o niente facesse, ma M.o Biagio suo maestro, secondo che da M.o Lorenzo ho inteso), e chiamato ciascuno a se dissono: A noi è stato detto che un fanciullotto 2 discepolo di Mo Antonio ha riaperto la scuola ch’egli teneva quando era in vita. E acciò che creda che fra voi sarebbe chi meglio di lui la terrebbe, Io vi fo comandamento che oggi quando voi venite alla scuola voi n’andiate là. E pigliate le mute vostre da lui, e quando vi fate insegnare mostrategli co’ vostri argomenti che sapete, chè vadi a fare altro. A’ quali ubbidendo e’ detti discepoli andarono. Era in fra quelli uno Tomaso Cavalcanti che era molto intendente, ed uno Jacopo Bordonj, e



  1. Questo M.o Michele forse fu quel medesimo, del quale si conosce essere stato uno de’ giudici che attribuirono al Mazzinghi i libri del Dagomari; e fu padre di un altro M.o Mariano. (Op. cit. pag. 142).
  2. Il testo ha facullotto.