Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/86

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vorrei scolparmi della lunga citazione, che è quasi divenuta una digressione; ma spero che non me ne sarà fatto rimprovero, se con essa ho potuto fregiare questo Commentario d’uno de’ più cari ed amabili nomi di che s’onori l’italiana letteratura. Ed una speciale menzione qui ben si doveva a Vittorino da Feltre, che non solo fu sì desideroso d’apprendere le matematiche, ma che seppe farsene benemerito propagatore.1



  1. Giova recarne una prova che servirà insieme a ricordare un nome o dimenticato, o forse ancora non conosciuto. «Bartolomeo Manfredi cittadin mantovano fu pure discepolo di Vittorino. Questa notizia impariamo dallo Schivenoglia rozzo annalista ma del Manfredi contemporaneo, la cui storia manoscritta conservasi in Mantova e di cui riporterò qui sotto alcuni passi originali comunicatimi dal sig. ab. Saverio Bettinelli. — Vittorino insegnò al nostro Manfredi la geometria e l’astronomia, nelle quali scienze così approfittò, che potè darne in appresso tal saggio e tanto solenne, che il rendette immortale. È egli l’autor del bellissimo e per que’ tempi maraviglioso orologio che ancor si vede in Mantova sulla torre della piazza de’ Mercadanti, di cui Pier Adani fece una descrizione accurata che più volte fu impressa, e di cui parlano con grandi encomj l’Equicola (Stor. di Mant. pag. 185) ed il sig. ab. Bettinelli (Risorg. Part. ii. pag. 37 Discors. Mantov. pag. 24). Nè pago egli d’aver data sì memorabile prova del pratico suo sapere nelle severe scienze, volle anche mostrarsi teorico con un compendioso corso di matematica che fra i Mss. conservasi dalla famiglia Capilupi, di cui ci ha dato ampio ragguaglio il tante volte lodato Ab. D. Giovanni Andres (Catal. de’ Cod. Mss. Capilup. pag. 151 e seg.). Non vuol confondersi il nostro Bartolomeo Manfredi con altro contemporaneo dello stesso nome e cognome, ma nato in Bertinoro, e di cui parlan fra glialtri il Tiraboschi (St. della Lett. Ital. Tom. vi pag. 147 ) e l’Abate Marini (Archiatr. Pontificj Tom. i pag. 438).» De’ Rosmini l. c. pag. 471-472.