Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/93

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la gloria d’avere avuto a scolaro ed a compagno nelle astronomiche osservazioni il Copernico. Il quale, se è vero che da alcuno abbia ricevuta la prima idea del sistema o ipotesi che ha reso immortale il suo nome, è assai probabile che la ricevesse dal Novara «uomo d’ingegno ardito e nulla schiavo de’ pregiudizj.»1 Ma non voglio tacere altro uomo di sì straordinario ingegno, e di estesissima fama, che morto conservò il titolo dato a lui vivente, di Fenice degl’ingegni. Nello sterminato suo sapere egli non dimenticò le matematiche; molte tesi ne incluse in quelle novecento di teologia, e d’ogni genere di filosofia, che si offeriva, a 23 anni d’età, di sostenere pubblicamente in Roma disputandone contro chiunque volesse opporgli. E inoltre scrisse «dodici libri contro l’astrologia giudiziaria, in a cui con ragioni comunemente assai sode e con molta erudizione combatte le follie di quella pretesa scienza.» Io godo d’aver potuto annoverare in questo scritto Giovanni Pico, perchè, oltre la fama ed i pregi straordinarj dell’ingegno suo, fu altresì di sincera e non comune pietà, sicchè le sue rare virtù, per dirlo colle parole del Tiraboschi, del più dotto uomo di quell’età formarono ancora il più amabile e il più saggio.2





che venne a Ferrara, e vi mise casa, fu Bertolino, persona, dice il Pigna, di buona famiglia e di molta stima invitato dal Marchese Nicolò II al suo servigio colla carica d’ingegnere. Pìù fabbriche disegnò, e fra le altre il Castello di maravigliosa struttura, il quale fu cominciato nel settembre del 1385.... L’uso di chiamarlo Bertolino di Novara cambiò a lui e a’ suoi discendenti in quello di Novara il cognome gentilizio di PlotiBarotti, Mem. istoriche di letterati ferraresi Vol. ii pag. 26-27, Ferrara, 1793.

  1. Tiraboschi, l. c. n. 34.
  2. Ivi n. 22, 23, 24.