Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/96

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buona riputazione, a trafficare e ad usureggiare.1 Perciò quanto più veniamo avvicinandoci a tempi meno antichi tanto maggiori tracce troviamo d’insegnamento e di pratica dell’aritmetica. «Due professori di aritmetica del secolo xiv ci indica un codice della libreria di S. Salvadore in Bologna. Esso ha per titolo: Qui comenza un’opera de rasone, secondo le regole che usa Maistro Zanantonio de Como scritto per Bernardino dal Falliva scolaro del sopraccitato Zohanne. E al fine: A voler trovare radice quadrata secondo lo Filosofo Maistro Leonardo de Cremona»2. Ma se a questi vada debitrice la scienza d’alcuno incremento, o se il loro merito debba tenersi ristretto all’avere comunicato ad altri e diffuse le cognizioni introdotte da Leonardo da Pisa, non può dirlo se non chi esamini il manoscritto di Bernardino dal Falliva. E lo stesso; e forse meno è da dire del savonese Gioannantonio Traversagni, che fioriva nel 1444, e (scrive



  1. «Famiglie venute di Toscana..... v’aveano a que’ tempi (sec. xii, e xiii) nel Friuli... e accomodando di denaro i cittadini a buona e lecita usura del 15 e 20, e i Signori del 50 e del 60 per cento...... Così Bernardo di Nerino, vocato Croce,... prestando in Frioli, di barattiere nudo, tornò ricco a Firenze (Fr. Sacchetti, nov. 37 ). E toscan vale anche oggidì in alcune parti del Friuli quello che lombardo nel secolo xiv in Francia, cioè Avarone o Usuraio.» Così il prof. Giusto Grion in un Discorso intorno a Tommasino de’ Cerchiari poeta del duecento, pubblicato in Padova (1856, Gius. Antonelli) col Conto dell’I. R. Ginnasio Liceale di Padova per l’anno scolastico 1855-56 (pag. 10-11). V. anche Muratori Ant. Ital. diss. 16. «E perciocchè fra essi (usuraj) faceano la prima figura gli astigiani e i fiorentini, perciò si chiamavano mercatores lombardi et tusci
  2. Tiraboschi. Stor. della Letter. ital. Tom. v Lib. ii cap. 2 n. 34 in nota.