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Il mistero della maestra Fanari 93

gina, di cui il maestro gli diede un cenno, ma con aria di golosità più raffinata, ripetendo: — Maestra due anni nell’Italia meridionale! — con l’accento del bevitore che parli d’un vino navigato.

Poi ricadde sul discorso della maestra Fanari, specificandone le grazie. — Una simpaticona, non è vero? Una vera signora. Avrà osservato che mani. E sa che scrive che è un incanto? Degli occhi che guardan da cento parti a un tempo, in cielo, in terra e in ogni luogo. Starebbe meglio due dita più alta, e un po’ meno fatticcia del corpo; ma non vuol dire.... E quella smorfietta del labbro di sotto? È d’un appetitoso! E poi c’è l’attrattiva del mistero! Come, lei non sa ancora il mistero della maestra Fanari? —

Il mistero era strano, veramente. La Fanari era venuta l’anno innanzi, da un villaggio dello stesso circondario, a sostituire una maestra stata licenziata per aver chiusa la scuola un bel giorno di carnevale ed essere scappata a Torino, non ad assistere sua madre malata, com’essa aveva detto, ma per andare al veglione del teatro Scribe col suo amante, com’era resultato poi al provveditore da un’inchiesta solenne. Ora si dava il caso che la Fanari pure aveva la madre a Torino, malata di cuore; per il che, appena si era saputo che la maestra faceva una corsa in città ogni dieci giorni, grazie al tranvai inaugurato da poco, e anch’essa con lo scopo messo avanti da quell’altra, era nato in molti, per ragion d’analogia, un vago sospetto che la malattia della madre fosse per lei pure un pretesto. È vero che, avendo il sindaco domandate informazioni, l’esistenza della madre e la sua malattia erano state accertate; ma il sospetto, alimentato da altre circostanze, non era morto per questo. Un pezzo di ragazza a quel modo, con quegli occhi, doveva avere un amante. E poi le gite erano troppo frequenti. E poi, quando tornava da Torino, non aveva punto il viso grave di chi ha compiuto allora allora una delle sette opere di misericordia. Anche in paese, dove la sua condotta era irreprensibile, aveva l’aria troppo soddisfatta per una ragazza di quell’età e di quel temperamento. Cose da dare a intendere ai gonzi. L’amoretto ci doveva essere. E, stuzzicati da quella curiosità, le si eran mossi dietro parecchi, un branco di spioni che