Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/135

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Un tristo giorno 127


— Dov’è? — domandò il giovane.

Il contadino indicò un uscio da una parte, la donna andò a sospingere l’imposta, e il maestro entrò, seguìto da tutti e due. Era una stanza senza intonaco, ingombra per metà di fascine ammontate e d’attrezzi agricoli. Entrando, il Ratti inciampò in un grosso nido di calabroni, che doveva esser caduto dalle travi del palco. Il letto non si vedeva. I contadini accennarono che era dietro al mucchio delle fascine, nell’angolo.

Il maestro girò intorno: vide un letto e un viso: era la morte.

Un senso di stupore e di ripugnanza lo tenne immobile qualche momento. A stento riconosceva il ragazzo, che aveva il viso stranamente assottigliato, color di cera, luccicante di sudore, e delle mosche nel cavo d’un occhio; gli occhi parevan rientrati nelle occhiaie, il petto ansava. Era disteso sopra uno strapunto di paglia, che posava su delle assi sporgenti, sostenute da due cavalletti bassi. Aveva sotto il capo un cuscino senza fodera, a strisce turchine, già annerito, e un solo lenzuolo addosso, che cascava da una parte sull’ammattonato; e per l’apertura della camicia sudicia mostrava le costole. Sotto uno sgabello di paglia sfondato che serviva da tavolin da notte, c’era un pezzo di pan di segala. Si sentiva un odor forte di sudore.

Il maestro s’avvicinò al capezzale, mise un ginocchio a terra e una mano sulla sponda del letto, accanto a quella del ragazzo, scarnita, che non osò di toccare.

— Mi conosci? — gli domandò.

Al suono di quella voce insolita il ragazzo girò gli occhi lenti, come per cercar la persona, e arrestò lo sguardo sopra di lui, vagamente, come sopra un’ombra.

Il giovine ripetè la domanda.

Allora gli occhi del malato s’animarono un poco, come se vi s’accendessero due scintille giù in fondo; egli mosse le labbra, sporgendole avanti, e pronunziò a stento, con un fil di voce, la parola maestro. E questa parola diede una scossa al giovine, come s’egli vi sentisse per la prima volta un suono grave e solenne.

Sentì nello stesso momento, con un fremito, qualche cosa che gli moveva sul petto: guardò: era la mano del ragazzo che, salendo lentamente su per la