Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/173

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La maestra Falbrizio 165

buto a cercar l’uscio, che si stentava a trovarlo. Ma intanto il signor sindaco se la pigliava con me sempre peggio. Nasceva, si può dire, una quistione ogni giorno. C’e stato anche quel benedetto affare del cesso, mi scusi. Ma come non farsi sentire, chi ha un po’ di decenza! Affittano quell’altra stanza per una scuola privata, che il maestro appunto è fratello di quella che è andata via, e c’è un luogo solo per le mie bimbe e per i suoi ragazzi! Io scrivo al signor sindaco che la cosa non può stare, e gli dico le precise parole, che è “uno scandalo immorale.„ Mi pare di non aver mica detto troppo. Eppure, non capisco, anche di questo s’è offeso. E mi ha risposto per lettera “che è molto più immorale che una maestra dia il latte al bambino nella scuola, in presenza delle sue alunne.„ Lei mi deve dire, signor maestro, se questa è una risposta giusta.

— E non le rispose altro? — domandò il giovane.

— Ah sì. Rispose che era ridicolo parlare di scandalo, perchè gli alunni son piccoli. E anche questa, veda lei se è una ragione che possa reggere. Per fortuna che ci si è messo di mezzo il soprintendente e ha ottenuto dal falegname che sta di là dalla strada, che lasciasse andare i ragazzi dietro al suo orto. Ma anche questo è durato poco perchè il falegname, visto che imbrattavan dentro, cominciò a dargli la caccia, e si vedevan quei poveri ragazzi correre per i campi, mi scusi, coi calzoncini in mano; tanto che si tornò a quella di prima. Insomma, dispiaceri sopra dispiaceri. Ora poi c’è stato di peggio, che profittando ch’io ero a casa malata, hanno mandato l’inserviente comunale, con quella barba, a portarmi via i banchi dalla scuola, e sono appena arrivata in tempo a impedire, che già me n’avea presi due. E ancora, doversi sentir trattar male. L’inserviente, naturale, la tiene dal sindaco: è un uomo che ha un poco il vizio... di ber molto; del resto, sia detto fra noi, anche il signor sindaco beve.... moderatamente; e quando ha un po’ bevuto, dico l’inserviente, si lascia anche scappare certe parole. Non m’importa che si vada vantando che è meglio pagato di me. Giusto, dice lui: guadagno più io con la mia scopa che lei con la sua penna. È la verità, del resto. Ma quello che mi fa pena son le falsità che gli fanno portare in giro. Hanno perfino fatto correr la voce che