Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/183

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Un ispettore ameno 175

obbligati, e continuò a discendere. Il sindaco fece, sì, pagare qualche ammenda di cinquanta centesimi, minacciando di replicare; ma i parenti stessi dichiararono che accettavan l’ammenda e che n’avrebbero pagate dell’altre piuttosto di privarsi dei ragazzi di cui avevan bisogno ai lavori; e quando si venne al punto di dover infliggere le multe di tre e di sei lire a certa gente che campava con quella somma una settimana, neppure il sindaco ebbe il coraggio di farlo. Al maestro che glie ne parlò rispose: — Vedremo.... si farà. Ma sarà grazia se nel mese di maggio non si dovrà chiuder la scuola. E poi la legge è nuova. Non bisogna spaventar la gente fin dal primo anno. Stringeremo il freno a poco a poco. — E allora il maestro si rassegnò, e il giorno della venuta dell’ispettore non gli potè presentare che ventiquattro scolari su settantaquattro, come gli avanzi d’una compagnia di soldati dopo una marcia disastrosa.

L’ispettore non era quello che s’aspettava da Torino, ammalatosi improvvisamente; ma uno d’un altro circondario, che il Provveditore aveva incaricato lì per lì di compiere alla svelta il giro lasciato a mezzo dal primo. Arrivò a piedi, accompagnato da due maestri della valle, che gli portavano uno la valigia, l’altro il pastrano; e dai quali si riseppe in seguito ch’egli s’era fatto pagar da bere alle Case Rosse. Appena fu all’albergo, i maestri lo lasciarono, e il sindaco l’andò a ossequiare, in compagnia del delegato. Visitò prima le classi della maestra Pezza e del Calvi, poi quella del Ratti. Era una figura bizzarra e piacevole. Aveva quell’aria d’orso polare che danno all’uomo i capelli bianchi ed irti e gli occhi sanguigni; ma era un orso che rideva cordialmente, mostrando i rottami neri d’una dentatura da masticator di tabacco. Serrato in un soprabito troppo corto, con un cappelluccio che gli stava a stento sul capo e un grande portafogli di tela cerata sotto il braccio, poteva esser preso per un venditor di stampe girovago.

La sua visita alla classe del Ratti fu breve e allegra. Egli s’occupò in special modo dell’aspetto degli alunni. Davanti al primo interrogato esclamò: — Oh che bel faccione! — e via via: — M’interroghi un po’ quel lestofante laggiù, con quel par di lanterne nel capo: