Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/184

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176 Altarana

quello deve aver talento. — E quest’altro eh? dove avete preso quei colori di latte e rosa, voi, dite un poco? Costui deve rampicar su per gli alberi come una bertuccia: guardate che granfie! — Curioso, — disse poi, — che non c’è un naso aquilino in tutta la classe, e han tutti lo stesso taglio di bocca. Ci sarebbe uno studio da fare. — Ma nelle poche domande che fece, e nelle osservazioni alle risposte, mostrò acume e buon senso. E rimase soddisfatto. Distribuì molti bene al maestro, al sindaco, al delegato, agli alunni, e anche dei bene senza indirizzo, che buttava qua e là, girando continuamente per la scuola, come se avesse addosso l’argento vivo. Da ultimo rivolse un discorsetto alla scolaresca, dimostrando la necessità dello studio con un argomento nuovo, espresso in un modo che fece senso al maestro. — .... E cercar poi di non dimenticar l’imparato, perchè altrimenti che cosa succederà quando sarete grandi e andrete a fare i soldati? Che dovrete cominciar daccapo il sillabario, in un’età in cui si stenta molto di più ad imparare, e correrete rischio di trovarvi ancora mezzo analfabeti al tempo del congedo. E sapete com’è la legge ora: chi sa leggere e scrivere va in congedo; chi non sa tira avanti a servire fin che abbia imparato; e così a voi toccherebbe di veder partire i vostri compagni liberi e contenti, e di dover restar lì prigionieri, tutto il giorno a sgobbare sotto la sferza del caporale, e a sentirsi dar del testa di rapa e del somaro. — L’argomento parve che facesse impressione sugli alunni; ma parve anche al maestro che non dovesse infonder loro un soverchio ardore di vestir “l’onorata divisa.„

Uscendo, l’ispettore invitò il giovane ad accompagnarlo nell’altre visite, dicendo che gli avrebbe dovuto far prendere certi appunti, e che per quel giorno desse vacanza.

Quando furon sulla strada, si aggiunse a loro il soprintendente, che il delegato non salutò. Incontrarono poi il segretario, e l’ispettore volle che anche lui s’accompagnasse. Egli si tirava dietro quanta più gente poteva, non per darsi importanza, ma per far allegria, per dare alla visita ispettorale l’aria d’una scampagnata d’amici. E sclamava a ogni passo, guardando intorno: — Oh che bei monti! oh che bei luoghi! —