Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/190

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
182 Altarana

con ambe le mani; e pronunciando la parola, ad alta voce, tutti insieme. Eseguirono. L’ispettore non potè trattenere un sorriso. Era difatti una cosa comica il veder quelle grandiglione di ragazze, con tanto di petto, far quella nomenclatura tutte serie, con cantilena di miserere, toccandosi successivamente la fronte, il naso, la bocca, le anche, come bambine d’asilo.

Lessero poi gli uni dopo gli altri, a modo loro, facendo ogni sorta di stonature bambinesche, ma serbando tutti la stessa pronunzia e la stessa cadenza uniforme, come se fosse una persona sola che leggesse, alterando la voce.

— Già — disse l’ispettore, grattandosi il mento — capisco.... Scuola mista. È la scuola più difficile. Lei lo saprà, signorina.

La signorina scrollò il capo, e raccontò le sue fatiche, facendo ogni sorta di piccoli vezzi di tortora con la testa e col collo. — Se è difficile! Il più difficile è di tener tutte le classi occupate nello stesso tempo, e anche di rimettere in corrente quelli che hanno fatto molte assenze di seguito, chè bisogna rifarsi indietro con l’insegnamento. Per esempio, veda, oggi ci ho venti tra alunni e alunne; domani saranno la metà, dopodomani il doppio, e magari tutte facce nuove da un giorno all’altro. L’affare serio è di combinar le ore della scuola con quelle della pastura. Dopo la pastura son stanchi e non vengon più. E poi, chi ha libri, chi non ne ha. Guardi, tutti i bimbi e le bimbe del primo banco non hanno nè penna nè carta. Come si fa a insegnar a scrivere? I maschi si giocan le penne per la strada, le bimbe vendon la carta. A quasi tutti sono obbligata a far fare il lavoro in scuola perchè a casa non hanno calamaio o non trovan tempo. In fine, ci son ragazze di quindici anni e bimbe di sette, e bisogna insegnare in due modi affatto diversi anche a quelle che si trovano allo stesso punto d’istruzione. È un ammattimento.

E tirava avanti con una voce di flauto, tenendo intenti l’ispettore e il sindaco, che la guardavano con la bocca aperta e con gli occhi lustri, come cullati da quella musica, non staccando lo sguardo dal suo visetto che per seguire i contorni del suo corpicino.

— Bene! — disse improvvisamente l’ispettore, bat-