Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/200

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192 Altarana

somma, uno di quei tanti borghesi d’oggigiorno, mal fermi nei loro principî, e piuttosto governati dalla vanità che dalla coscienza, i quali, a volta a volta, sposano le ire e le aspirazioni demagogiche quando sono trascurati od offesi dalla propria classe, e riprendon l’orgoglio e le idee signorili quando si sbucciano contro la scorza rude del popolo, sfogando dalle due parti, insieme cogli altri dispetti, anche quello di non esser sicuri di rimaner lungo tempo nella loro ultima opinione. In questa forma era fabbricato, per sua disgrazia, l’avvocato Samis; pieno, del resto, di qualità amabili; e la sua conversazione non era quasi mai altro che una serie d’assalti di critica; fuori della quale pareva che non trovasse più nè modo nè verso di esprimersi neanche la sua più schietta allegria.


Il maestro frequentò la sua casa. Egli risentì una dolce soddisfazione la prima volta che si trovò in quel salottino elegante, ornato d’acquerelli e di libri rari, nella compagnia d’una signora già attempata e d’aspetto gentile, la quale intavolava con garbo squisito gli argomenti in cui capiva ch’egli avrebbe avuto materia e modo di parlar bene, interrogandolo il più sovente sull’indole e sui costumi dei ragazzi, con la curiosità amorosa che hanno dell’infanzia le donne senza figliuoli; e dalla conversazione di lei e di suo marito s’accorgeva d’imparare ogni giorno qualcuna di quelle tante cose che non entran nella mente se non per la via dell’udito, e come musicate dalla parola improvvisa. Altri pochi signori villeggianti, ch’egli trovava là, si conformavano con lui alle maniere dei padroni di casa, e anche a loro egli era particolarmente grato del modo come dicevano la parola maestro, reciso e serio, come avrebbero detto tenente, con una intonazione indefinibile, che sarà stata voluta per cortesia, e non spontanea, ma che accarezzava il sentimento della sua dignità. Anche costoro mostravano di pigliar molto piacere delle tirate dell’avvocato, tanto più quando, infervorandosi, buttava fuori dei paradossi, e spesso lo mettevan su, per goderselo; ma al maestro pareva che dicesse pure assai sovente delle verità inoppugnabili, alle quali consentiva di tutto cuore. Gli piacque