Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/206

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dio e che manteneva quel vecchio mezzo morto di suo padre. — Fra tutti e due — dicevano — hanno l’aria della famiglia Bisognosi. — Il padre non uscì che una volta nella prima settimana, appoggiato con una mano al bastone, coll’altra al braccio della figliuola, col capo tremolante, a passi di lumaca, e chi li vide ne parlò quasi con dispetto, come d’uno spettacolo che rattristasse la popolazione. La moglie del maestro Calvi tradusse in una parola il sentimento comune. Avendo domandato a una sua amica, davanti al caffè, se avesse già visto la povra — la povera, — quest’epiteto qualificativo fu ripetuto da altri, e rimase, in un certo giro di conoscenti, il soprannome della nuova maestra. Il sindaco, a giudicar dalla cera, pareva che non ne fosse punto contento.


S’apersero le scuole. Il maestro osservò che col principiar delle lezioni la sua vicina prendeva più brio, e che andava perdendo di giorno in giorno quella leggiera tinta di tristezza che le aveva veduto dapprima. Appena svegliato, egli sentiva il suo passo sul terrazzino. In casa doveva far tutto lei. Spesso, prima dell’ora della scuola, era già stata a far la spesa. La sera le si vedeva il lume in casa fino a tardi. Egli cominciò a scambiar qualche parola con lei dalla finestra. Aveva una voce un po’ velata; parlava italiano, scolpendo un po’ troppo le sillabe, come se spiegasse alle sue alunne il significato delle parole, e allargava le e, pronunziava la prima enne dell’enne doppia alla torinese, con un suono un po’ schiacciato e nasale, che gli spiaceva; ma i movimenti della sua bocca correggevano l’effetto spiacevole dei suoni. Aveva davvero una bocca bellissima; la quale, parlando, pareva che baciasse l’aria ad ogni parola, e dava l’idea d’un fiore che continuamente sbocciasse al tocco d’un raggio, si chiudesse a un soffio gelato, fremesse sotto il succio d’un’ape. Il maestro smarriva qualche volta il filo del suo discorso per star a vedere in che modo le usciva di bocca, e ci provava un piacere sempre nuovo, come se quelle labbra avessero un vezzo particolare per ogni parola. Ma la simpatia nacque ben presto da una fonte più intima, cioè da un sentimento, che in tutti e due era vivissimo. Essa gli esponeva ogni giorno, di scap-