Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/209

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La nuova maestra 201

è vero? Io mi domando sempre perchè non si puniscono i parenti che tiran su dei figliuoli birbanti. Ci son ben di quelli che li fanno diventar così, per forza; delle famiglie che son vere fabbriche di malvagi, di donne e d’uomini senz’affetto, spietati e vendicativi. È per questo che perdóno certe cose in scuola. Così, vede, perdóno ad un uomo cento scelleraggini per un atto di tenerezza verso un bambino. Fin che uno scellerato è capace di questo lo preferisco ancora a tanti galantuomini che non versano una lagrima davanti alla culla d’un loro piccino morto. Alle volte son triste, irritata contro il mondo: vedo per la strada un uomo del popolo, rozzo, con le mani nere, che porta il suo bimbo in braccio guardandolo e accarezzandolo, con gli occhi umidi: ebbene, questo mi rasserena per tutta la giornata; ritorno a casa con un’idea migliore dell’umanità. Ma che serve, se si vede tanto più male che bene! Quando si pensa che c’è dei parenti, anche dei signori, che perseguitano un bimbo perchè è brutto e infermiccio, e fanno le preferenze all’altro, che è sano e ben fatto! Io ci ebbi due alunne sorelle, di cui l’una veniva a scuola vestita da signorina, con dei confetti in tasca, e l’altra messa come una povera, coi segni delle battiture sulle mani. Pensi un po’, nella mia scuola! Davanti a me! Ed eran signori del paese! Io feci delle scene.... basta dire che mi licenziarono per questo.... Ma anche qui, ch’io non veda nulla di simile, che non mi mandino in classe delle vittime che non mangiano abbastanza e che portano i lividi sulle carni, perchè non c’è forza al mondo che m’impaurisca, allora; io vado diritta alla casa dei parenti, dovessi far dieci miglia per la montagna, fossero cento insieme, sapessi di lasciarci la vita, e li tratto di carnefici e d’infami, com’è vero che c’è un Dio che mi sente!

Le ultime parole uscirono come fulminando. Il giovane ne fu scosso, ed esclamò: — Ah! brava signorina Galli.... Così ho sempre pensato io pure; ma per dirlo a quel modo bisogna aver l’anima sua.

— Oh! giusto! — rispose la maestra con una voce scherzosa in cui si sentiva ancora la commozione; — ci vuole la mia chiacchiera, dovrebbe dire.... Scappo perchè fa freddo. Buona notte, signor Ratti!