Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/268

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6 In un’isola

gustati dopo altri più fini, con cui non s’accordano; e così spiaceva ora la cugina al maestro, poichè la raffrontava a ogni parola e a ogni gesto con la sua amica d’Altarana. E per levarla di dentro a quel fumo di grandezza le domandò con insistenza: — Ma la scuola?

La scuola! Era uno spettacolo, un’esposizione di bellezze. Le prime volte essa aveva quasi sentito suggezione davanti a tutti quegli occhi neri e pensierosi. Eran tutte ragazze brune, coi capelli nerissimi, con dei grandi archi neri sopra gli occhi neri. E anche quello strano dialetto che parlavan tra loro, del quale non capiva una parola neppure la superiora, dopo nove anni ch’era là, gliele faceva parere creature quasi misteriose. Infatti, eran tanto diverse dalle nostre! Ma lei, già, era innamorata della Sardegna, non si poteva più patire nell’Italia Subalpina. Qui le ragazze eran troppo chiuse, fredde, e poi le bambine così bambine.... Là, invece, a otto anni, eran già caratteri scolpiti; le pareva d’aver da fare con delle piccole donne. Buone o cattive che fossero, si palesavano dai primi giorni, in modo da non lasciar dubbio nessuno. Alla buon’ora! L’ufficio di educatrice era semplificato. E che forza di sentimento! Quella era una razza che le piaceva, che aveva dei nervi e del sangue. Ci aveva delle ragazze che le volevan tanto bene, che arrossivano quando essa entrava in scuola, e le esprimevano il loro affetto ogni volta che potevano, anche di sfuggita, con poche parole, ma così sentite e vibranti, che le restavano come confitte nell’anima. E come nell’amore, eran nell’odio. Oh! lei lo confessava. Ce n’era di quelle che non la potevan vedere, che l’odiavano, senza un perchè al mondo, per antipatia d’istinto, a segno tale ch’essa non riusciva a cavarne nulla nemmeno negli studi. Ma c’era questo di buono: non le nascondevano l’animo loro, non l’adulavano in viso per lacerarla di dietro: le facevano una guerra aperta. Meno male. Essa amava i caratteri fatti così, i franchi odiatori, come diceva il ministro Bismarck. E così usavan fra di loro: c’eran delle coppie d’amiche che avrebbero data la vita l’una per l’altra, delle nemiche che si sarebbero fatte strozzare piuttosto che toccarsi la mano. E anche tra le più piccole: bimbe di sei anni che davano in smanie quando una loro compagna era punita; ed altre, della stessa