Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/296

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34 L’ultimo anno ad Altarana

sprezzo della povertà che meritava. E in questo stato d’animo ritornò a casa, e si sfogò, raccontando tutto alla maestra Galli; la quale, con suo stupore, parve che avesse piacere dell’accaduto, e approvò con calde parole la sua risoluzione di romperla senz’altro con quei signori. Ma questo non gli bastò. Egli volle che la signora Ribbani risapesse il vero perchè della rottura, e, certo che le sue parole le sarebbero state rifischiale dalla prima all’ultima, andò a dire ogni cosa alla maestra Falbrizio. — Glielo vada a ripetere, — le disse, — lei che è di casa: le dica pure che io ho piantato mamma e marmocchio per le cose che ho avuto l’onore d’esporle, le quali m’hanno dimostrato che la signora Ribbani non ha un’idea abbastanza chiara della differenza che passa tra un maestro e uno stalliere. — E la Falbrizio gli diede interamente ragione, soggiungendo però, con uno dei suoi sorrisi benevoli, scintillanti di malizia, che la signora, in fondo, doveva esser compatita, non appartenendo a una famiglia.... Sua madre aveva tenuto un piccolo banco di merciaia sotto i portici di piazza del municipio a Torino; essa medesima aveva maneggiato il metro fino a quattordici anni; il signor Ribbani se n’era innamorato al banco; e bisognava anche dire che non era una bella donna soltanto, ma buona, un cuor d’oro, e una signora, “che che se ne dicesse„, d’una condotta superiore a ogni eccezione.

Due giorni dopo andò il servitore a casa del maestro a domandargli in nome della padrona perchè non si fosse fatto più vivo e in che giorno sarebbe tornato a far lezione: la Falbrizio non aveva ancora parlato. Il maestro gli rispose che avrebbe scritto. Scrisse in fatti il dì seguente una letterina asciutta con la quale, senza dir perchè, pregava la signora di dispensarlo dal continuar le lezioni. La signora, che non scriveva mai, gli mandò a domandare, con parole cortesi, la ragione di quella risposta. Il maestro non rispose più. Tornò una terza volta il servitore con una lettera, che doveva contenere il danaro, ripetendogli la preghiera o di tornare o di spiegarsi. Egli rifiutò la lettera e non si spiegò. Era trascorsa intanto una settimana, durante la quale la Falbrizio non aveva aperto bocca, per darsi il gusto raffinato di tener nel pugno per un pezzo le fila d’un