Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/295

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Una sorpresa 33

benedett’uomo.... Un po’ aristocratico, ecco. Desinerà un’altra volta con noi in famiglia, e inviterò anche la signora maestra Falbrizio. — La villania gli venne così a bruciapelo, ed era detta con un fare così innocente, che il giovane non trovò lì per lì una parola da rispondere; ma rimasticandola quando fu fuori, ne ebbe il sangue rimescolato. — A questo punto, — pensò, — l’ho lasciata arrivare, quell’asinella impertinente! Ma mi considera proprio come un domestico! Non manca più altro che mi dia gli stivaletti del ragazzo da lucidare! È impossibile che sia tutta ignoranza; c’è sotto del disprezzo, è evidente, e l’intenzione nascosta di avvilirmi. Lo zio è aristocratico! Ah branco di bifolchi indomenicati, vi darò io una lezione d’educazione, che terrete a mente per un pezzo! — E ritornò alla lezione successiva, risoluto a dire alla signora, allo zio, a chiunque altri fosse presente, che lo tenessero per dispensato dal continuare, e per quali ragioni, fuori dei denti, senza attenuare d’un minimo che l’espressione del suo orgoglio ferito. Ma alla porta del giardino trovò piantata la cameriera, la quale gli disse con un sorriso ambiguo che, avendo ritardato il pranzo di due ore, i “padroni„ erano ancora a tavola, e lo pregavano di ripassare un’ora dopo.

Gli salì il sangue al viso e gli corse un’ingiuria alle labbra; ma, vergognandosi di sfogare il suo sdegno con una persona di servizio, lo contenne, e voltate le spalle, se n’andò senza dar risposta, deciso di non rimettere più piede là dentro, e agitato da mille pensieri biechi di vendetta. Tutti i suoi antichi rancori di maestro umiliato contro la plutocrazia maleducata e boriosa gli si risollevarono dentro, e le antiche idee d’una vendetta sociale gli rifecero fuoco nell’animo con la violenza d’una fiammata d’acqua ragia; ed egli vi soffiò dentro, e si pascolò lungo tempo con rabbiosa voluttà nell’immaginazione d’una turba urlante di proletari scamiciati elle irrompessero in quel giardino e in quella casa, rovesciando, sbriciolando, disperdendo ogni cosa, cacciando di stanza in stanza a pedate e a legnate lo zio aristocratico, il marito sfruttatore d’operai, e quel pezzo di carne scipita e ingioiellata, ingrassata poltrendo nella signorìa di mal acquisto, che trasudava da tutti i pori l’ignoranza d’un trastullo da serraglio e il di-