Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/312

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50 L’ultimo anno ad Altarana

nello della scuola mista delle Case Rosse, che aveva avuto una passione per la maestra Vetti. Il Ratti si ricordò nello stesso tempo del proposito che gli aveva espresso l’avvocato l’anno innanzi, di levar dai campi un ragazzo d’intelligenza aperta, e di metterlo agli studi, per seguire in lui a passo passo la trasformazione dell’animale in fante, e studiar, per dir così, sul vivo il problema dell’educazione intellettuale e civile del popolo. Era così infatti. L’avvocato, dopo averne tastati parecchi, aveva scelto quello, a cagione dei saggi veramente notevoli d’ingegno e di forza di volontà che aveva dati nel secondo anno della scuola mista; il padre, furbo impostore, aveva acconsentito mostrando di fare una grazia, per poter imporre certi patti; egli l’aveva condotto in città a farlo vestire dai fratelli Bocconi, e ora lo rimetteva al maestro, perchè lo preparasse in un mese agli esami d’ammissione a una quarta elementare di Torino; compiuta la quale, gli avrebbe fatto prendere il corso tecnico.

— Lo guardi bene da capo a piedi, — gli disse l’avvocato, — e mi dica se non ha il frontespizio e l’impostatura d’un conquistatore.

E fissate le ore delle lezioni e mandato fuori il ragazzo, disse il resto. Egli aveva scrutato bene il soggetto e chieste minute informazioni prima di sceglierlo. Era il tipo che cercava; un ragazzo a cui pareva che mancasse affatto la fibra affettiva. La passioncella per la maestra non era stata che una fiammata precoce dei sensi, che s’era spenta a un tratto, per dar luogo a un ardore vivissimo, non credibile a chi non n’avesse visto le prove, per la scuola, accompagnato, cagionato forse da un abborrimento invincibile per la sua condizione sociale e per il lavoro della campagna. Suo padre gli aveva inutilmente accarezzato la groppa, pel corso di vari mesi, e con una regolarità da esecutore di giustizia, per distaccarlo da Minerva e riattaccarlo a Cerere: egli aveva resistito con una tenacia d’acciaio, e dichiarato cento volte, a testa alta, che si sarebbe lasciato ammazzare piuttosto di fare il contadino. Era figliuolo unico: pareva che tutta la sua prosapia, stanca di sudar da secoli sull’aratro, avendo assaggiato l’alfabeto per bocca sua, s’impuntasse in lui, e si rivoltasse per mezzo suo contro la condanna ereditaria,