Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/338

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76 In monastero


— Ma la Madre era così felice di vedersi liberata da quel supplizio che non sentì la frecciata. E così le monache. Tanta fu la loro gioia, quando la Commissione andò via, che si sarebbero abbracciate e baciate, se non l’avesse proibito il regolamento. E lo stesso giorno si confessarono tutte.

— Che stranezze! — esclamò il signor Goli, che era stato a sentire con gli occhi lucidi. — Mi sarebbe piaciuto vedere i passi ritmici della monachella del bacio. — Ma alla signora Goli spiacque quella uscita, ed espresse di traverso il suo dispetto pigliandosela col Governo. Era davvero un’indegnità, come aveva detto la Madre. Almeno le monache dovevano esser rispettate. E soggiunse: — Il Governo è brutale!

In fine la maestra disse del rammarico che aveva provato al momento della separazione. Alcune le avevano messo un vero affetto. Rientrando nella sua cella essa vi trovava sempre delle bellissime frutta, che le venivano a metter sul tavolino di nascosto. Ce n’era alcune che, passeggiando la sera con lei nel giardino, si vedeva che soffrivano di non poterle almeno stringere il braccio, e si contentavano di farle di tanto in tanto l’atto d’una carezza sul viso, senza toccarla, ma mettendo in quell’atto e nello sguardo un’espressione di tenerezza indicibile. Il giorno prima della partenza, qualcuna le fece delle confidenze. Quella del bacio, fra l’altre, le disse in gran segretezza, asciugandosi le lacrime, che il vederla partire le dava un grande dolore, e che per mostrarle quanto le voleva bene, le avrebbe scritto una volta; che il confessore si sarebbe incaricato d’impostarle la lettera, di nascosto alla Madre; che serbasse poi quella lettera per sua memoria, come il ricordo d’una sorella morta. Il dì della partenza, poi, le si affollarono tutte intorno, le regalarono amuleti, rosari, medaglie, arance, confetti, e siccome le sue tasche non bastavano a contenere ogni cosa, glie ne fecero una apposta, grande, da attaccare sotto il vestito. E tutte piansero al momento dell’addio, e quando fu uscita, corsero tutte alle finestre che davan sulla via del paese. Le finestre, da quella parte, eran sempre chiuse; ma non importa: esse volevano sentire almeno il rumor della carrozza che s’allontanava, e il loro ultimo saluto fu un bisbiglio ch’ella udì di dietro alle