Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/340

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78 In monastero

la inchioderà in Europa, e le leverà dal capo l’America e le cascate.

— No, — rispose la ragazza ricomponendosi, con un leggero accento di tristezza, — il mio momento è passato. Del resto io sono una testa troppo stramba da fare una buona moglie. — E subito s’esilarò, a un ricordo. Aveva avuto due sole proposte serie di matrimonio, in vita sua. La prima le era stata fatta a Pilona, da un capraro, vedovo, che aveva una bambina che andava alla sua scuola. Era un uomo di quarant’anni passati. Le aveva fatto la corte un pezzo, e s’era servito d’un mezzo curioso per lanciarle le sue prime dichiarazioni. Faceva scrivere dalla sua bimba delle parole tenere per lei sui margini del quaderno, e ci scarabocchiava sotto il suo nome, appena leggibile. Quando poi essa aveva ordinato alla bimba di non più scrivere, egli aveva cercato di entrarle in grazia e in casa con questo bel pretesto: che voleva prendere delle lezioni di scrittura, nella quale diceva d’esser debole. E lei avendo rifiutato, egli aveva fatto allora la sua dichiarazione a viso aperto con una domanda di matrimonio in tutte le regole, ragionando tranquillamente intorno alla convenienza dell’unione, dimostrandole che egli con la sua mandra e lei col suo stipendio, mettendosi assieme, avrebbero fatto una comoda vita. E c’era voluto del buono a fargli accettare il rifiuto con rassegnazione: il pover’uomo se n’era afflitto davvero, e passava delle ore, durante le lezioni, seduto all’uscio della scuola, a fumare malinconicamente la pipa, ascoltando la sua voce; ed ogni volta ch’ella usciva, ripeteva con ostinazione la domanda, mettendosi una mano sul cuore. Povero capraro! Era forse il solo, di quanti glie l’avevano detto, che le avesse voluto bene sul serio.

— E l’altro pretendente? — domandarono i commensali.

— L’altro pretendente, — rispose la maestra ridendo, — era molto più giovane. — Era un alunno della sua scuola mista di Brilla, un ragazzo di sette anni e mezzo, ambiziosissimo d’esser premiato, il quale le aveva messo nel cassetto del tavolino una lettera scritta in grossi caratteri, con cui le diceva che, se lei gli avesse dato il premio in fin d’anno, o lui o suo fratello, quando fossero stati grandi, l’avrebbero sposata.