Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/372

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110 Camina

con certi frasoni difficili, ch’essa ripeteva poi storpiandoli nel modo più ridicolo di questo mondo.

Tornati che furon nel cortile, don Bruna chiamò con una battuta di mani il nipote, che venne fuori dalla stalla, con un viso pieno di stupore, inchinandosi due o tre volte, e balbettando un saluto, Il Ratti osservò con maraviglia quella strana figura di sacrestano, lungo e magro, con un viso d’anemico, coperto d’una leggiera lanuggine giallastra; il quale camminava in punta di piedi, col collo torto, tenendo le mani l’una nell’altra e i gomiti stretti al corpo, e quasi non osava di guardar la gente nel viso. Aveva l’aria di far masticare paternostri ai suoi scolari dalla mattina alla sera, e si sarebbe giurato, al solo vederlo, che portava una camicia lunga fino ai piedi e spegneva il lume prima di spogliarsi.

Disse con un filo di voce: — Il nuovo maestro? Oh! quanto me ne rallegro! — e chinò il capo, facendosi indietro.

Don Bruna condusse tutti nella sua piccola stanza da pranzo, dove si sentiva un buon odore di mele, e mentre la serva stappava una mezza bottiglia e mesceva, fece vedere ai due maestri un vecchio ritratto a stampa colorito di Maria Pia e del re di Portogallo, che aveva trovato fra le carte vecchie, e fatto inquadrare; poi parlò della casa, dei contadini, del tempo, di dieci altre cose, senza interruzione, celiando a ogni proposito e stropicciandosi le mani, come avrebbe fatto annoverando una serie di buone fortune.

Ma avendogli il Reale domandato notizie della nipote, egli si fece serio e abbassò la voce. La poveretta, a furia di leggere, aveva preso un forte mal d’occhi: s’era rimessa a studiare da disperata per ritentar la prova l’anno venturo e non c’era modo di smoverla dal suo proposito: diceva che non vi avrebbe rinunziato che con la vita.

Balossarie! (birbonate) — gridò la serva, e continuò, nonostante che Don Bruna le accennasse di tacere. — Ancora una volta l’hanno bocciata, dopo tre anni che s’è ammazzata a studiare, povera creatura! Vorrei poterne dir due a quei signori professori di Torino, che è una cosa che si sa da tutti, che passano solamente le belle ragazze, che si presentano vestite alla moda, e fanno le smorfiose all’esame. Uno scandalo!