Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/392

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
130 Camina

produce l’ebbrezza sulla memoria dei vocaboli e dei numeri; dalle quali osservazioni egli credeva che si potessero cavare certi nuovi lumi per l’arte mnemonica, che avrebbero giovato moltissimo anche nelle scuole primarie.

Il giorno innanzi egli aveva già visitato varie scuole dei dintorni; compì il giro delle sue visite quel dopo desinare, e il giorno seguente tenne nella scuola del Ratti una conferenza didattica, alla quale intervennero quasi tutti gli insegnanti del mandamento. Fra questi, il Ratti vide il poeta zoppo, il prete che tirava calci e pugni, l’ubiquista, la maestra di Riocaldo; ed altri, che conosceva soltanto per reputazione. L’ispettore trattò del dovere che incombe ai maestri di conoscere i particolari caratteri morali e politici dell’età presente per poter combattere in germe, nell’animo dei fanciulli, le passioni pericolose e i vizi propri del loro ambiente sociale, e non cadere, d’altra parte, nell’errore di dar loro un’educazione che contrasti allo spirito dei tempi e del paese in cui dovranno vivere. E da principio, facendo uno sforzo, parlò in maniera da farsi intendere, presso a poco, da tutti; ma poi scappò così fuori di strada e col pensiero e con la frase e con le citazioni, che i più degli uditori perdettero il filo affatto, e stettero a sentire come se avesse discorso di calcolo sublime. C’era il povero prete, che, all’udire il nome ripetuto dello Schopenhauer, aveva una contrazione spasmodica della guancia destra, e si rimbruniva, come al nome d’un nemico misterioso del suo sangue. Altri, pure divorando il conferenziere con gli occhi, pensavano evidentemente ai propri affari. I più vecchi sonnecchiavano. Quando l’ispettore finì, tutti rimasero silenziosi, come rintontiti, con una così tenebrosa confusione nel capo, che, presi lì per lì, non avrebbero più saputo di dove rifarsi a insegnar l’alfabeto. Il solo maestro Reale espresse la sua soddisfazione, dicendo abbastanza forte per esser sentito: — Quello è un uomo!

L’ispettore, sempre assorto nei suoi pensieri, incontrando all’uscita il sindaco, che non riconosceva più, gli fece elogi di tutti. E tutti lo accompagnarono all’albergo, che non avrebbe saputo ritrovar da sè solo, e gli rimasero intorno a sentirlo parlare, fin che partì