Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/406

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144 I martiri della ginnastica

di ginnastica fanciullesca, tanto eran tutti intimoriti e confusi. Tutti s’eran messi addosso la meglio roba che avevano; i vecchi avevan la barba fatta, le donne eran pettinate. Da una parte della palestra c’era una lunga schiera d’invitati, tutte persone per bene; alcune delle quali, assistendo agli esercizi, non diedero segno di una delicatezza maggiore di quella che c’era stata nel pensiero di invitarle. Si contenevano a quello spettacolo come usa la gente a certe corse d’animali zoppi decrepiti che si fanno in certi paesi; senonchè in questi casi c’è almeno qualche giornaletto di provincia che, la domenica dopo, chiama lo spettacolo barbaro e l’ilarità del pubblico villana. E quello che facea più pena, essendo stati ammessi nella palestra i figliuoli di alcune delle esaminande, era di vedere i più piccoli ridere delle mosse grottesche e della vergogna delle loro madri, e i più grandicelli, che capivano, adontarsi dei sorrisi degli spettatori, come d’un’offesa. Una vecchia svenne. Il prete ribelle al salto cadde sulle ginocchia. Ma non ci furono altri accidenti. Lo spettacolo terminò bene. Non mancava che la corsa nel sacco.