Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/421

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L’assalto 159

sè soli; con un giardino. Ritornando dal loro viaggetto nuziale, erano stati ricevuti all’entrata di Stazzella sotto un arco di verzura, a colpi di mortaletti. Il sindaco avea messo a disposizione di tutti gli insegnanti del paese la sua biblioteca di tremila volumi. Il comune li avrebbe mandati a sue spese alla prossima esposizione pedagogica di Milano. Insomma, avea trovato l’Eldorado dei maestri. E partirono lasciando nei loro colleghi di Camina un misto di compiacenza, d’invidia e di buona speranza; di cui qualche maligno parlò al Lorsa, raccontandogli la visita dei due sposi fortunati. E quegli rispose con disprezzo: — Quale il sindaco, tali i maestri. Un branco di blagueurs, che daranno del culo in terra tutti insieme.


L’ASSALTO.


Il primo di marzo ritornò da Torino la moglie del delegato, vestita a lutto, e subito si rimise attorno al maestro, più appiccicosa e più patetica di prima, poichè dava al proprio sentimento la tinta del suo nuovo dolore, sincero o finto che fosse, e voleva riparare in fretta al mese perduto. Una mattina domandò al maestro se “a un bisogno„ avrebbe potuto andar a casa sua a far ripetizione al ragazzo, per prepararlo agli esami del ginnasio. Il giovane previde da questa domanda che ella avrebbe fatto da un giorno all’altro una di quelle dichiarazioni spiattellate, che chiudono tutte le scappatoie, e si domandò con viva inquietudine come avrebbe fatto a levarsi da quella stretta senza offendere a morte la signora o fare una figura ridicola; poichè al pensiero di avviare una tresca con lei non si arrestava neppure, ribellandovisi ad un tempo, invincibilmente, la coscienza, il cuore e la carne. Ma, con sua maraviglia, i giorni passavano e la dichiarazione non veniva: i discorsi e i modi di lei la facevan credere ogni momento imminente, e le labbra la ritenevan sempre. Tanto che al maestro finì con nascere il sospetto ch’ella volesse mantenersi così per capriccio