Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/446

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184 Bossolano

secuzioni o provocazioni fatte per malo animo: si capiva che la sua brutta cera derivava più da paura che da nequizia, e che, in fondo, egli non era che un buon borghese in affanno. S’accorse invece il maestro, in capo a meno d’un mese, d’un’altra grave difficoltà con cui avrebbe avuto a lottare a Bossolano, se ci fosse dovuto restare a lungo; ed era che ben lungi dal non badare alla scuola, volevan tutti ingerirsene troppo. Egli era capitato in uno di quei molti comuni, dove le principali autorità essendo fornite di una certa cultura, e non avendo gran cos’altro da fare, vorrebbero far tutte il piccolo ministro dell’istruzione pubblica, ispirare, inoculare, far trionfare nell’insegnamento le proprie idee, o almeno una loro idea. Ora a Bossolano appunto, non potendo far quello che volevano col suo collega Delli, che era un maestro provetto, fermo nelle sue idee e geloso della propria indipendenza didattica, con tanto maggior ardore si gettarono addosso a lui, che, come giovane e nuovo venuto, speravano più arrendevole; e lo affogarono di proposte e di consigli. Il soprintendente, geometra, suggeriva il disegno a mano libera; il sindaco, farmacista, voleva che il maestro insegnasse un po’ di botanica, com’egli diceva, esperimentale, e faceva degli erbarii per questo; il delegato, medico, desiderava un piccolo corso d’igiene infantile; il parroco che aveva inventato un sistema speciale di mnemonica per imparare il catechismo, col mezzo di versi, di cifre e di figure, avrebbe voluto che il maestro lo mettesse alla prova nella sua scuola. Fra tutti, se a tutti egli avesse dato retta, avrebbero fatto della 1a classe elementare una piccola università, nella quale i ragazzi si sarebbero istupiditi in sei mesi, senza imparar l’alfabeto.


Il parroco, per fortuna, — un pretino vivacissimo di sessant’anni, magro e svelto come un’ombra, — che sarebbe stato il ficcone più pericoloso, e per l’autorità del suo carattere e per l’arte fine di venire a capo di tutto senza pigliar mai di punta nessuno, era distratto da una impresa, alla quale da un pezzo attendeva con tutte le sue forze: la ricostruzione del campanile della chiesa, per cui andava raccogliendo sottoscrizioni per mare e per terra e sollecitava un sussidio dal Consiglio