Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/454

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192 Bossolano

che sia proprio in faccia ai crocifissi e ai ritratti di Sua Maestà che si prepara quel certo gran crac di quel malvivente dell’organista. Giusto, un’altra serpe che vi scaldate in seno. Come no?... Una prova di quello che vi dico è che tutti i nuovi venuti hanno subito stretto amicizia con lui. Si debbon riconoscere a un segno, come i massoni.... Cosa volete dire?

Qualcuno gli dovè aver fatto segno che il maestro poteva esser vicino, perchè il delegato tacque, e gli altri intavolarono un altro discorso. La signora domandò al Ratti, sorridendo, se aveva capito a chi il delegato volesse alludere. Era chiaro. — Non se n’abbia per male, — gli disse; — è una fissazione che ha quel brav’uomo contro i maestri: sono sempre stati le sue bestie nere. Ma sarebbe incapace di torcere un capello a chi che sia, e non ha mai avuto che dire con un insegnante. Che cosa vuole? S’è ammucchiato un piccolo patrimonio con cinquant’anni di visite e di salassi, e ha una tal paura di perderlo che vede nemici dello Stato fin sotto la tavola: i giorni che cala d’un punto la rendita, non si leva da letto. Però, se vuol accettare un mio consiglio, non si faccia vedere in troppa familiarità con l’organista, perchè ne potrebbe aver dei dispiaceri, come il suo predecessore. È una lingua da tanaglie. È capace di aver detto orrori anche di me (e fisso il giovane). Un maestro, lei capisce, è bene che usi certi riguardi.... — Ma qui le scappò da ridere, e soggiunse: — È però un gran capo ameno col suo gran crac, non si può negare; e suona che è una delizia. Che brutta faccia. Dio mio!

Nonostante quest’incidente, il Ratti continuò a frequentar con piacere le serate sindacali, non solo perchè gli solleticava l’amor proprio l’esser ricevuto familiarmente nella prima casa del paese, ma perchè da tutte quelle discussioni che vi sentiva, sopra argomenti d’amministrazione, di legge, di lavori pubblici e d’agronomia, benchè fatte da persone di cultura incompleta, molte cose s’accorgeva d’imparare, senza fatica, delle quali si poteva giovare anche nella scuola; e pensava spesso a quanto imparerebbero tutti i maestri se potessero viver così in domestichezza amichevole con la gente migliore dei villaggi, invece di esser lasciati in un canto come servitori.