Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/50

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42 Garasco

LA PRIMA BURRASCA.


Ma un grosso avvenimento, la prima burrasca della sua vita di maestro, venne pochi giorni dopo a stornarlo da quei pensieri. Aveva ricevuto la sera prima una lettera del suo protettore Goli, il quale gli annunziava ch’era aperto un concorso nel comune di Piazzena, e lo esortava a mandar subito la sua domanda e i suoi titoli, chè sarebbe stato certo della riuscita, avendolo egli fatto raccomandare efficacemente alla Giunta: lo stipendio era di ottocento lire, e il villaggio conveniente per ogni aspetto, oltrechè egli ci aveva un conoscente, certo don Pirotta, direttore d’una Confraternita, un uomo autorevole e di cuore, che sarebbe stato per lui un amico. La mattina stessa il maestro aveva spedito per la posta le sue carte, e s’era condotto in scuola un muratore con chiodi e martello per fargli cambiar di posto la tavola pitagorica e due cartelloni, ch’erano in cattiva luce. Il muratore dava gli ultimi colpi di martello e i ragazzi finivano di accomodarsi nei banchi, quando entrò nella scuola il soprintendente.

Sul primo momento, il maestro quasi non lo riconobbe. Egli aveva una di quelle facce comiche, che una commozione trista trasforma affatto, come un colpo d’accidente. E in questo caso era il dispetto che, accumulatosi silenziosamente, per lungo tempo, dentro a quel grosso cranio di contadino orgoglioso e caparbio, aveva dato fuori tutt’a un tratto al rumore di quelle martellate, come l’acqua bollente dal paiuolo.

Il maestro si levò in piedi e fece alzare con un cenno i suoi alunni: il muratore smise di picchiare.

— Che cosa si fa qui? — domandò il soprintendente.

Il maestro, punto dal mal piglio, rispose pronto: — Niente di male. Faccio cambiar di posto i cartelloni mal collocati.

Il soprintendente chiuse gli occhi.