Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/61

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Dopo la visita 53

di tutto quello che hanno di grazioso e d’ingenuo, che li accarezza col pensiero, e li perdona; e c’è un io, direi quasi, esteriore, che s’interpone fra l’altro e loro, diverso affatto da quello, severo, restìo alla lode, duro qualche volta, e sempre eguale. Provi a far così. Le costerà per qualche tempo uno sforzo difficile, e anche delle amarezze; ma molto minori di quelle che le cagionerebbe col tempo la soverchia bontà mal corrisposta ed offesa. E quando avrà vinto, vedrà che non solo non avrà perduto nessuna delle soddisfazioni intime che dà l’amore dell’infanzia, ma che ne proverà di più delicate, appunto perchè nascoste, e di più forti, perchè non turbate dai cattivi effetti dell’indulgenza. È persuaso? — E ciò dicendo s’alzò, per andare dal sindaco.

Il maestro gli stese la mano con effusione; egli la prese fra le sue, e fissò il Ratti con uno sguardo che lo scosse, come uno sguardo di suo padre redivivo. Era stato anch’egli maestro, e la vista d’un maestro di vent’anni che si metteva con entusiasmo per la via umile e faticosa, lo commoveva, come quella d’un missionario disinteressato e pronto a tutto, che sta per imbarcarsi per un mondo ignoto. E gli disse affettuosamente: — Buona fortuna, figliuol mio.


DOPO LA VISITA.


Quell’abboccamento gli tolse gli ultimi dubbi: egli prese la risoluzione ferma di mutar modo; ma nel nuovo paese dove fosse andato, poichè per Garasco sarebbe stato omai troppo tardi. Aveva intanto conseguito un piccolo trionfo che, fra l’altro, gli fruttava di poter vivere sicuro, per quei pochi mesi, da ogni rappresaglia del soprintendente. Si rinfiammarono però le ire di costui pochi giorni appresso, a cagione d’una corrispondenza anonima uscita nel supplemento del Popolo, nella quale, dopo detto che “in quasi tutte le vie di