Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/84

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76 Avventure di terra e di mare


— Mi affezionai a quelle ragazze — disse — e loro s’affezionarono a me, subito. Siccome capivano che ero un po’ triste perchè ero sola, molte mi tenevano compagnia tutta la giornata, e dopo la lezione ballavano sulla terrazza, per ricrearmi, suonando il tamburello e cantando. Ah, che buone e brave ragazze! Non si può dire quanto sentivano il rimprovero e la lode, come erano intelligenti, con che brio recitavano, e come riuscivan bene nei lavori di cucito! Mai, mai n’ho ritrovato di eguali.

E anche i parenti le avevan preso a voler bene. Il giorno di Pasqua le portarono in regalo pandolci, ova sode, vino, cacio, paste, tutti in fila, a processione, come sarebbero andati da una regina. In quei pochi mesi le alunne avevan fatti grandi progressi, le più piccole leggevano, tutte s’erano appassionate per lo studio.... Ma qui appunto cominciarono i guai. Gli altri maestri, tutti preti del paese, ignoranti e affamati, che accorrevano come corvi a ogni letto di morte, per raspare quei quattro soldi della sepoltura, ingelosirono di lei. Avendo detto un giorno il sindaco che le sue alunne erano le sole di tutto il paese che facessero profitto, uno di quei preti minacciò di mandarlo a sfidare. Sparlavan di lei; dicevano ch’era figliuola d’una erbivendola di Torino, ch’era arrivata al paese senza camicia, che non poteva dare un’educazione decente alle bambine, che dal villaggio dov’era prima l’avevan mandata via perchè portava una rivoltella in tasca, ch’era un’avventuriera, che aveva fatto di tutto un po’ nel paese suo.... Ma essa si consolava di questa guerra con l’affetto delle sue ragazze.

— Facevamo delle passeggiate per le colline, — disse con vivacità, — comperavamo dei cesti di lattuga e dei poponi, e mangiavamo tutte sedute in giro sull’erba. Poi si saltava alla cordicella. Il giorno dello Statuto mi portarono tutte un po’ d’olio, e si fece l’illuminazione della scuola. I parenti eran contenti. Andavamo insieme ai Santuari. Erano feste deliziose che mi facevano dimenticare tutti i dispiaceri. Oh che giornate splendide! Che bel mare! Che belle memorie!

Gli occhi le si empirono di lacrime dicendo questo, e si dovette interrompere. Ma poi eran venuti dei guai più gravi: i parenti eran soddisfatti, è vero; ma non