Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/96

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volta che l’apriva, e della precisione matematica con la quale, benchè fosse piuttosto ricco che agiato, ordinava la spesa per la famiglia, calcolando quei tanti grammi di carne per ciascheduno, e notando tutto in bella calligrafia sopra registri pulitissimi, che conservava da vent’anni, come manoscritti preziosi. Egli stesso, sebbene già sessantenne, e un po’ sbilenco della persona, serbava una pulizia maravigliosa nel vestire, aveva sempre le scarpe come due specchi, e si radeva ogni giorno. E parlava come operava, compassato, con una certa sua proprietà e pedanteria burocratica e con l’accento di chi detta, facendo risaltare specialmente alcune sue parole preferite, fuor dell’uso comune, come monete rare, di cui volesse far sentire il pregio dal suono. Nei gesti aveva quel non so che di raccolto e di untuoso, che s’attacca a chi bazzica i preti.

Inteso un brano di lezione, fece un complimento al maestro, e gli raccomandò in ispecial modo l’insegnamento della lingua, che era stato trascurato negli anni scorsi. — Della nostra bella lingua — disse.

Poi s’avvicinò ai banchi, che guardò attentamente, e andò in collera, vedendovi alcune traccie di temperini. E voltandosi al maestro: — Oh giusto — esclamò, — una cosa che le debbo dir subito. Esiga ri-go-ro-sis-simamente il rispetto delle suppellettili. È un punto sul quale non transigo. Dove questo “fa difetto„ non c’è nulla di buono. Badiamo di non cominciar male. La scuola dev’essere come una chiesa. Ed è, infatti, una chiesa. — E ripetè una sua frase prediletta: — La chiesa civile.

Messo in sospetto, visitò anche gli ultimi banchi, diede un’occhiata ai muri, e ritornando davanti alla scolaresca, segnò col dito uno sgorbio che aveva fatto un alunno sopra un foglio, e gli domandò: — Così si tengono i cartolari?

Il ragazzo rispose timidamente: — È un foglio di cui non mi servo più.

— Di cui! — ripetè il sindaco. — Di’: un foglio del quale non mi servo più.

E, rivoltosi al maestro, nell’atto d’andarsene: — Dunque, lingua e pulizia: son le due cose che le raccomando in modo “precipuo.„ — E dopo aver ripetuto la frase della chiesa civile, gli disse, come per inci-