Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/127

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Selam era un gran personaggio. Veramente due dei soldati della Legazione portavano questo nome, tutti e due addetti al servizio particolare dell’Ambasciatore; ma come dicendo Napoleone, se non s’aggiunge altro, s’intende Napoleone primo, così fra noi, in viaggio, dicendo Selam intendevamo dir quello solo. Come l’ho sempre vivo dinanzi agli occhi! Lui, Mohammed lo sposo, e l’Imperatore, sono veramente per me le tre figure più simpatiche ch’io abbia viste nel Marocco. Era un giovane bello, forte, svelto e pieno d’ingegno. Capiva tutto a volo, faceva tutto in furia, camminava a salti, parlava a sguardi, era in moto dalla mattina alla sera. Per i bagagli, per le tende, per la cucina, per i cavalli, tutti si rivolgevano a lui; egli sapeva tutto e rispondeva a tutti. Parlava mediocremente lo spagnuolo e sapeva qualche parola d’italiano; ma si sarebbe fatto capir anche coll’arabo, tanto la sua mimica era pittoresca e parlante. Per indicare una collina faceva il gesto d’un colonnello focoso che accenni al suo reggimento una batteria da assalire. Per fare un rimprovero a un servo, gli si precipitava addosso come se l’avesse voluto annientare. Mi rammentava ogni momento Tommaso Salvini nelle parti d’Orosmane e d’Otello. In qualunque atteggiamento si mostrasse, da quando