Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/155

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tleta de reissana 145


e tentano l’estrazione della pietra con un rasoio o col primo gancio di ferro che si trovano ad aver fra le mani. L’amputazione è aborrita. I pochi arabi assistiti da medici europei muoiono fra atrocissimi spasimi piuttosto di subire il taglio che salverebbe loro la vita. Ne segue che sebbene siano frequentissimi i casi di perdita d’un membro, specialmente per lo scoppio dei fucili, non si vedono nel Marocco che pochissimi mutilati; e i più di quei pochissimi sono disgraziati ai quali il carnefice tagliò le mani con un coltellaccio, e il catrame bollente, in cui, secondo l’uso, tuffarono i moncherini, arrestò l’emorragia. I loro rimedi violenti, però, e specialmente il ferro rovente, ottengono qualche volta degli effetti ammirabili; e si applicano questi rimedi brutalmente, temerariamente, senz’aiuti. Ma o per poca sensibilità nervosa o per la vigoria dell’animo indurito dalla fede fatalista, resistono con una forza prodigiosa ai più tremendi dolori. Si metton le ventose con vasi di terra e tanto fuoco da arrostirsi la schiena; si piantano il pugnale negli apostemi, alla cieca, a rischio di rompersi le arterie; si fanno scorrere una brace accesa sopra un braccio piagato, con mano ferma, cacciando col soffio il fumo delle carni, senza lasciarsi sfuggire un lamento. Le malattie più frequenti son le feb-