Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/178

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168 ben-auda


a quattro gambe su per le rupi, sotto il sole d’agosto, sotto le piogge interminabili dell’autunno, contro il vento infocato del deserto, in quattro giorni da Tangeri a Fez, in una settimana da Tangeri a Marocco, da una estremità all’altra dell’Impero, soli, scalzi, seminudi, e quando sono arrivati... ripartono! E fanno questo viaggio per poche lire!


A mezza strada, circa, tra la città d’Alkazar e il luogo dov’eravamo diretti, il terreno cominciava a sollevarsi, e a poco a poco, quasi senza accorgercene, giungemmo sopra un’altura, di là dalla quale si stendeva un’altra pianura immensa coperta per vastissimi spazi di fiori gialli, rossi e bianchi che presentavano l’apparenza di grandi strati di neve rigati di porpora e d’oro.

Per quella pianura ci venivano incontro di galoppo duecento cavalieri coi fucili ritti sulle selle, preceduti da una figura tutta bianca, che Mohammed Ducali riconobbe ed annunziò ad alta voce: — Il governatore Ben-Auda!

Eravamo arrivati al confine della provincia dei Seffiàn, chiamata pure Ben Auda, dal nome di famiglia del suo governatore, che significa figlio della cavalla; il nome che m’aveva fatto tanto fantasticare prima di partire da Tangeri.

Discendemmo nella pianura; i duecento ca-