Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/244

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se è giusta l’asserzione d’un console francese, non passano la dozzina; e oltre a questo, pare che vi sia in quel paese un’antipatia nazionale contro ogni specie di veicoli. Le autorità di Tangeri, per esempio, proibirono al principe Federico d’Assia Darmstadt, che fu in quella città nel 1839, di uscire in carrozza. Il principe scrisse al Sultano offerendosi di fare lastricare a proprie spese le strade principali, purchè gli permettesse quello che le autorità gli negavano. — Lo permetto, — rispose il Sultano, — e di buon grado; ma ad un patto: che le carrozze sian senza ruote, perchè, come protettore dei fedeli, non posso lasciare i miei sudditi esposti al pericolo d’essere schiacciati da un cristiano. — E il principe, per mettere la cosa in ridicolo, si valse del permesso ed osservò il patto, e v’è ancora a Tangeri chi si ricorda d’averlo visto attraversare la città in una carrozza senza ruote, sospesa alla groppa di due mule.

Finalmente s’arrivò a quelle benedette colline a cui si pensava da tre giorni con desiderio impaziente. Dopo una lunga salita, s’infilò una gola strettissima, chiamata in arabo Beb Tinca, dove bisognò passare ad uno ad uno, e si riuscì sopra una bella valle fiorita e solitaria in cui la carovana discese festosamente, empiendo l’aria di canti e di grida.