Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/292

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Il Comandante rispose che quella storia si trovava in tutte le nostre città, ch’era un libro conosciutissimo in Europa, che l’avevan tradotto in inglese, in francese e in tedesco.

— Ma davvero! — esclamò l’ingenuo giovane. — Voi tutti l’avete letta! E sapete queste cose! Io non me lo sarei mai immaginato!

E non finiva di farne le meraviglie.

A poco a poco la conversazione s’infervorò, ci presero parte anche gli ufficiali, e riuscimmo a sapere varie cose singolari. L’Ambasciatore inglese aveva regalato al Sultano due macchine telegrafiche, e fatto insegnare a parecchie persone della corte la maniera di servirsene; e già se ne servivano, non pubblicamente, perchè nella città, alla vista di quei fili misteriosi, sarebbe nato un sottosopra; ma nell’interno del palazzo imperiale; e non è a dire se il grande ritrovato avesse stupito tutti. Non però fino al punto che noi potremmo supporre, perchè da quello che ne avevano inteso dir prima, se n’erano fatto tutti, compreso il Sultano, un concetto assai più meraviglioso; credevano, cioè, che la trasmissione del pensiero non si facesse già per mezzo della trasmissione successiva delle lettere e delle parole; ma tutta d’un colpo, istantaneamente, in modo che bastasse un tocco per esprimere e trasmettere