Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/461

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sul sebù 451


quale ci annunziava che era già morto un cavallo. Era morto infatti uno dei cavalli che portavano i bagagli. Nessuno rispose. — Si sa — soggiunse il Comandante spietato; — i cavalli muoiono per i primi. — Anche queste parole furono seguite da un silenzio mortale. Dopo mezz'ora, si sentì la voce fioca d'un altro che domandava all'Ussi a chi avrebbe lasciato il suo quadro di Bianca Cappello. Per tutto il tragitto non si sentirono altre parole. Anche i soldati della scorta tacevano. Il caldo opprimeva tutti. Persino il caid Hamed Ben Kasen, malgrado il grande turbante che gli ombreggiava il viso, gocciolava di sudore. Povero generale! Quella mattina mi dimostrò una pietà di cui mi ricorderò per tutta la vita. Vedendo che rimanevo indietro, venne al mio fianco e si mise a bastonare la mia mula con uno zelo così sviscerato, che in pochi momenti passai dinanzi a tutti, portato via di galoppo, saltellando sulla sella come un automa di gomma elastica, e arrivai all'accampamento cinque minuti prima degli altri, colle budella sottosopra e il cuore pieno di gratitudine.


Quel giorno nessuno uscì dalla tenda fino all'ora del desinare, e il desinare stesso fu silenzioso, come se tutti si sentissero già oppressi dal caldo del giorno seguente. Un solo avvenimento,