Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/462

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452 sul sebù


a sera innoltrata, destò un po' di chiasso nell'accampamento. Eravamo alle frutta, quando udimmo un gridìo lamentevole dalla parte del piccolo accampamento della scorta, e nello stesso tempo un rumore cadenzato di colpi che parevano frustate. Credendo che fossero i soldati o i servi che scherzassero, non ci badammo. Ma a un tratto le grida diventarono strazianti, e sentimmo profferire distintamente, con un accento d'invocazione supplichevole, il nome del fondatore di Fez: — Mulei-Edriss! Mulei-Edriss! Mulei-Edriss! — Ci alzammo tutti da tavola, e correndo verso quella parte, arrivammo in tempo a vedere una tristissima scena. Due soldati della scorta tenevano sospeso, uno per le spalle, l'altro per i piedi, un servo arabo; un terzo lo flagellava disperatamente con una frusta, un quarto teneva in mano una lanterna, gli altri facevano corona, il caid assisteva colle braccia incrociate sul petto. L'Ambasciatore fece rilasciare immediatamente la vittima, che s'allontanò singhiozzando, e domandò al caid che cosa era accaduto. — Nulla, nulla, — rispose, — una piccola correzione. — E soggiunse che aveva fatto punire quell'uomo perchè si divertiva a buttare ai suoi compagni delle pallottole di cuscussù, grave colpa, sacrilegio anzi per un Mussulmano, che deve rispettare ogni alimento prodotto dalla terra come un dono di Dio.