Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/118

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uno sguardo all'esposizione. 115


padiglioni, mi sentii compreso improvvisamente d’un sentimento di affetto e di gratitudine così vivo, che se in quel momento mi passava a tiro un pittore, il primo venuto, gli saltavo al collo com’è vero il sole.


L’ultima sala delle belle arti mette nella gal­leria del lavoro. Non si può immaginare un più strano cambiamento di scena. Qui tutto è agitazione e strepito. Si vedono le piccole industrie all’opera. C’è un gran numero di banchi circolari e quadrati, che servono insieme d’officina e di bottega, dove lavorano continuamente uomini, donne e ragazzi, in mezzo a una folla di curiosi, che formano una catena non interrotta di grandi anelli neri mobilissimi da una estremità all’altra dell’immensa sala. Qui si lavora l’oro, la tartaruga, l’avorio, la madreperla, si fabbricano gli oggetti di filigrana, si fanno i ventagli, le spazzole, i portamonete, gli orologi. C’è, fra gli altri, un gruppo d’operaie che fabbricano le bambole