Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/124

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uno sguardo all'esposizione. 121


peggia una volontà di ferro e un’ambizione im­placabile. Chi sa! operai oscuri oggi, forse inven­tori gloriosi domani. Tutta l’enorme galleria è piena dell’immenso affanno del lavoro. E sulle prime quell’agitazione affatica e rattrista. Ma a poco a poco, facendovi l’udito e fermandovi il pensiero, in quel fragore pauroso di fischi, di sbuffi, di scoppii, di scricchiolamenti, di ge­miti e d’ululati, si sente la voce profonda delle moltitudini, le grida eccitatrici della lotta e l’urrà formidabile della vittoria umana. L’uomo che, entrando, s’era sentito schiacciato, riacquista la coscienza di sè, e contempla quell’immensa forza, suscitata e disciplinata dal suo pensiero, con un fremito d’alterezza, in cui tutto l’essere suo si rinvigorisce e s’innalza. E quello smisurato arsenale di armi pacifiche, le bandiere grandi come vele di nave che spenzolano dalla vôlta, gonfiate dall’aria commossa dalle ruote innumerevoli, quei monumenti selvaggi di cordami e di reti, le piramidi delle zappe che servirono a dissodare i