Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/142

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vittor hugo. 139


le leggende più bizzarre di tutti i paesi, i pae­saggi più tetri della terra, i mostri più orribili del mare, i fenomeni più spaventosi della na­tura, le agonie più tragiche, tutte le stregonerie, tutti i delirii, tutte le allucinazioni della mente umana sono passate per la sua penna. Egli vede tutto per non so che prisma meraviglioso; a tra­verso il quale, per contro, il lettore vede sem­pre lui. In fondo a tutte le sue scene e dietro tutti i suoi personaggi spunta la sua testa enorme e superba. Quasi tutte le sue creature portano l’impronta colossale del suo suggello, e parlano il linguaggio del genio; sono, come lui, grandi poeti o grandi sognatori; statue, a cui ha stampato sulla fronte il suo nome; larve dai contorni più che umani, che si vedono ingigantite come a traverso le nebbie dei mari polari, o accese della luce d’una glorificazione teatrale che le trasfigura. Così Javert, Gymplaine, Triboulet, Simoudain, Gilliat, Giosiana, Ursus, Quasimodo, Jean Val-jean. Così il suo Napoleone III, rappresentato