Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/194

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vittor hugo. 191


È difficile immaginare un linguaggio più semplice, un tuono più modesto, un modo di porgere più naturale di quello ch’egli usava in quella conver­sazione. Per non aver l’aria di parlare in cattedra, discorreva guardando in viso uno solo, e a bassa voce. — Ecco quello che io direi — diceva — quello che credo di poter dire; ditemi voi se vi pare che sia a proposito.— Non gestiva affatto; teneva tutt’e due le mani sulle ginocchia. Solo di tratto in tratto si grattava la fronte con un dito: movimento che gli è abituale. E dicono che anche discutendo di letteratura, in crocchio ristrettissimo, e toccando le quistioni più ardenti, parla colla medesima semplicità. Di che bisogna concludere proprio che, scrivendo, nell’esaltazione della fantasia, egli cangi quasi di natura, o che parli di freddo proposito quell’ altro linguaggio perchè lo creda più alto e più efficace. Mentre parlava, tutti stavano intenti. Mi fece senso il tuono più che rispettoso, quasi timido, con cui gli rivolgevano la parola anche coloro che parevano