Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/203

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200 ricordi di parigi.


bianco di Dea! Parlami della tua infanzia, delle prime rivelazioni del tuo genio, di quando il Chateaubriand ti chiamò fanciullo sublime; rac­contami delle tue veglie tempestose; dimmi se gridi quando ti balenano le immagini che sgo­mentano, dimmi se piangi quando scrivi le pa­role che strappano i singhiozzi, descrivimi le tue torture, le tue ebbrezze e le tue furie, dimmi che cosa pensi e che cosa sei, vecchio misterioso e tremendo!

E pensando queste cose andavo cercando una frase molto significante con cui cominciare il di­scorso, nel caso che il destro si presentasse.

La fortuna m’assistè. Vittor Hugo uscì per un momento, poi tornò vicino al camminetto e mi sedette accanto. La conversazione s’era rotta in molte conversazioni. Il momento non poteva es­sere più opportuno. Cento interrogazioni mi cor­sero in un punto alle labbra, e cominciai ardita­mente: — Signore!

Vittor Hugo si voltò cortesemente, mi mise