Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/230

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

emilio zola. 227


nonnulla, il carro che passa, la nuvola che na­sconde il sole, il vento che agita la tenda, il ri­flesso d’uno specchio, un rumore lontano, e il lettore stesso, dimenticando ogni altra cosa, vive tutto collo scrittore in quel momento e in quel luogo, e vi prova una illusione piacevolissima, che non gli lascia desiderare null’altro. Con que­sta facoltà di dar rilievo a ogni menoma cosa, e lavorando, come fa, ordinato e paziente, riesce insuperabile nell’arte delle gradazioni, nell’esporre, per una serie di transizioni finissime, la trasfor­mazione lenta e completa d’un carattere o d’uno stato di cose, in modo che il lettore va innanzi con lui, senz’accorgersene, a piccolissimi passi, e prova poi un sentimento di profonda meraviglia, quando arriva alla fine, e riconosce, voltandosi indietro, che ha fatto un immenso cammino. La efficacia grande di parecchi suoi romanzi consiste quasi intera in quest’arte. I suoi romanzi son fatti a maglia: una maglia fittissima di piccoli episodi, formati di dialoghi rotti e di descrizioni a ritor­-